Campionato del mondo di scacchi 2018: Carlsen-Caruana

1 luglio 2018 | Autore: Daniele Toesca
Carlsen-Caruana (Sinquefield Cup 2014, Saint Louis) - Foto di Lennart Ootes

Ogni storia che si rispetti ha bisogno dei suoi protagonisti, in questo caso l’attuale Campione del mondo di scacchi Magnus Carlsen e il celeberrimo italo-americano Fabiano Caruana, che dal 9 al 28 novembre, a Londra, affronterà il norvegese per la massima corona scacchistica.
Come si suol dire, ne è passata di acqua sotto i ponti ed ogni volta che penso all’imminente sfida, mi viene in mente, per analogia, un altro Campionato del mondo: Capablanca-Alechin, nel lontano 1927. In quello stesso anno, fra Washington e New York veniva effettuata la prima trasmissione televisiva via cavo, con riprese dal vivo; l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, istituiva il Premio Oscar; Charles Lindbergh, a bordo dello Spirit of Saint Louis, compiva il primo volo in solitaria sull'Atlantico. Insomma, tirava una certa aria di cambiamento e anche l'intero mondo degli scacchi non faceva eccezione... in fermento per l’imminente sfida tra i loro due protagonisti: il playboy José Raul Capablanca, proveniente da una ricca famiglia dell’arcipelago dei Caraibi e più precisamente dalla calda isola di Cuba; dall’altra parte il russo Alexandr Alechin, appartenente ad un’agiata famiglia, residente nella gelida Mosca. Come andò a finire quel 12° Campionato del mondo è risaputo: lo sfidante riuscì nell’impresa di strappare il titolo, conquistato dal suo rivale appena 6 anni prima, contro il tedesco Emanuel Lasker, sovvertendo tutti i pronostici, che lo davano per sconfitto. E le statistiche erano tutte a favore di Capablanca, il quale, finora, aveva sempre vinto contro l’uomo dallo sguardo di ghiaccio (+5 =7). Il perché di quella disfatta fu oggetto di attenta esame, da parte dei migliori giocatori dell’epoca e di tutte le nuove generazioni, fino ai giorni nostri.
Dopo questa breve digressione storica, continuo a ritenere che, nonostante l’opinione pubblica dia per favorito Carlsen, lo stile di gioco di Caruana rappresenti, in questa epoca, l’ondata di cambiamento che tutti, volenti o nolenti, prima o poi dovranno accettare. In termini analoghi si era espresso il cecoslovacco Richard Réti, poco prima dell’inizio del match del 1927. "Conoscere il passato per poter comprendere il presente e, nei limiti dell’umano, prevedere il futuro", affermava lo storico Tucidide, nel 450 a.C.. Dopotutto non sarebbe una ventata di aria fresca per tutto il movimento scacchistico?
Per concezione della condotta della partita mi sento molto vicino a Carlsen, il suo stile è di derivazione classica, ricorda da vicino quello di Vasilij Smyslov, Anatolij Karpov e naturalmente, José Raul Capablanca, che ho citato in premessa. Giocatori che, avendo una grande abilità nel valutare intuitivamente la posizione, possono affrontare, sulla scacchiera, qualsiasi tipo di problema gli si presenti ed oltretutto, con estrema perizia; trovano la via vincente anche in posizioni apparentemente pari; riescono a salvare partite irrimediabilmente perse, facendo ricorso alle loro naturali doti strategiche.
Chi lo segue da vicino, sa che Carlsen riesce a trasformare lentamente, un infinitesimo vantaggio posizionale in uno maggiore, con una serie di mosse pazienti, molto precise e senza dare l’idea di impegnarsi a fondo. Sappiamo però che non è così; malgrado madre natura lo abbia dotato di un indiscutibile talento, senza un duro lavoro di miglioramento non sarebbe mai arrivato dov’è tuttora. Indubbiamente Carlsen non è il riferimento per quei giocatori sanguigni, che amano accese scorribande e battaglie teoriche al cardiopalma; tuttavia, se guardiamo i suoi risultati, questo modo di giocare, finora, gli ha dato ragione, che piaccia o meno. Sembrerebbe dunque, che contro Carlsen non ci sia nulla da fare e ci si debba, per forza di cose, arrendere al suo strapotere, eppure sia Capablanca che Karpov, furono sconfitti, rispettivamente, da giocatori in loro completa antitesi: Alechin e Kasparov, che facevano del sacrificio posizionale la loro arma preferita per sorprendere l’avversario e alterare gli equilibri posizionali.
I tempi sono cambiati; al giorno d’oggi i giocatori sono più guardinghi e meglio preparati; vediamo ad esempio giovani promesse, come il diciannovenne cinese Wei Yi (Wuxi, 2 giugno 1999), dotato di un talento combinativo fuori dal comune, ma che dovranno cambiare, almeno in parte, il loro stile di gioco, per riuscire un giorno, a far parte dell’élite scacchistica.
Anche Caruana, quando era più giovane preferiva attaccare a tutto spiano, sacrificando i pezzi per abbattere le mura difensive del Re nemico. “Ho giocato così”, prosegue Caruana, “per un periodo piuttosto lungo, ma quando sono migliorato, ho scoperto che non puoi vincere sempre con un attacco diretto… dovevo diventare un giocatore universale, imparare a manovrare, difendere e così via”. E così è stato, lavorando però duramente: nel 2004, Caruana si trasferisce in Europa, a Madrid, dove studia con il Maestro Internazionale Boris Zlotnik; nell’ottobre 2005 cambia federazione, da quella statunitense a quella italiana, con calda accoglienza della nostra tifoseria nazionale; nel 2006, ottiene il titolo di Maestro Internazionale; nel 2007, il tanto sospirato titolo di Grande Maestro e anche la prima vittoria del Campionato italiano assoluto, lo vincerà per 4 volte (2007, 2008, 2010 e 2011). Nel 2008, partecipa al torneo “C” di Wijk aan Zee, vincendolo con 10 punti su 13 e diventando il primo italiano a superare i 2600 punti Elo. Grazie a questa vittoria, l’anno seguente può partecipare nel torneo “B” e manco a dirlo, il vincitore è di nuovo lui. Caruana è l'unico giocatore ad aver vinto consecutivamente il torneo “C” e il torneo “B” di Wijk aan Zee. Da quel momento la sua ascesa è inarrestabile e gli ottimi risultati si susseguono velocemente: 1° a Biel nel 2010; a Dortmund nel 2012; a Zurigo nel 2013. Poi nel 2014, succede quello che un po’ tutti si aspettavano, Caruana riesce a sopravanzare e a battere, nello scontro diretto, anche Carlsen, vincendo con lo straordinario punteggio di 8,5 su 10 (+7 =3), la Sinquefield Cup disputatasi a Saint Louis; un torneo di XXIII categoria FIDE!
Ormai Caruana era entrato nel cuore di migliaia di appassionati italiani, che impazzivano per lui e sognavano, insieme a lui, la conquista del massimo titolo. Ecco però, che la storia “d’amore” ha una brusco e inatteso cambiamento: il 12 maggio 2015, Fabiano annuncia il desiderio di lasciare la Federazione italiana per quella statunitense, andando a far parte del “Chess Club and Scholastic Center of Saint Louis”. Molti lo accusano di tradimento e cominciano a gufargli contro, altri capiscono il suo gesto e continuano a stare dalla sua parte, altri ancora pensano che la colpa sia stata della F.S.I. (Federazione Scacchistica Italiana), inadatta a trattenere un talento come il suo tra le nostre fila nazionali. Con i nostri colori vince ancora il FIDE Grand Prix 2014-15, qualificandosi al torneo dei Candidati; poi il 26 giugno, passa ufficialmente agli USA, iniziando la collaborazione con il MI Lawrence Trent, che diventa anche il suo manager. Le cose non vanno come previsto, nel torneo dei Candidati, disputatosi a Mosca (11-28 marzo 2016), si ritrova appaiato, all’ultimo turno, con Sergej Karjakin. Per affrontare Carlsen deve assolutamente vincere e per giunta con il colore Nero; malgrado tiri fuori l’anima e sprema la posizione il più possibile, nel momento topico dell’incontro, perde il filo del gioco ed è proprio il russo a prevalere, in una Siciliana molto combattuta.
Tutto da rifare! Nel 2018 Caruana è di nuovo in lizza per il primo posto e tutto sembra andare per il verso giusto, quando, al terzultimo turno, Karjakin gli fa un altro scherzetto, sconfiggendolo nello scontro diretto. La mente, in questi casi, potrebbe fare brutti scherzi, ma Caruana, come ci ha abituato in svariate occasioni, non si fa intimorire da questa momentanea battuta d’arresto, vince con autorevolezza le ultime due partite (a farne le spese sono Aronian e Grischuk) e afferma la sua supremazia, con 9 punti su 14, sui diretti inseguitori: 2°-3° Karjakin e Mamed'jarov, a un punto dal vincitore. Con questo risultato, Caruana guadagna la possibilità di affrontare Carlsen.
Il norvegese, finché la partita corre dritta sui binari, liscia come l’olio e seguendo la via maestra, pare imbattibile, lo stesso Caruana dichiarò al sito “Slate.com”: “In alcune posizioni non puoi competere con lui: in certe strutture pedonali gioca come una macchina”... terminando con: “Ma ci sono delle posizioni, in cui anch’egli non è a suo agio. Proprio come qualsiasi giocatore, può giocare con meno fiducia”. Ed è proprio la fiducia in se stesso, che nell’ultimo Campionato del mondo (2016) contro Karjakin, ha per un momento fatto vacillare il Campione, sotto di un punto, dimostrando perfino momenti di umanità (come direbbe la buon’anima di Fantozzi). Carlsen, infatti, è arrivato perfino a non partecipare alla conferenza stampa, dopo una cocente e inaspettata sconfitta. Certo, la tenacia di Carlsen alla fine ha avuto ragione e in cuor mio, come penso nella maggior parte degli appassionati di scacchi, avrebbe suonato un po’ strano avere, con tutto il rispetto, un Campione del mondo come Sergej Karjakin, famoso per essere stato all’età di soli 12 anni e 7 mesi, il più giovane Grande Maestro della storia degli scacchi. Insomma, se così fosse stato, per tanti sarebbe stato soltanto un incidente di percorso, come era capitato nei tempi passati, ad Alechin contro Euwe, nel 1935.
Un incidente di percorso che potrebbe succedere anche a Magnus, se prenderà sottogamba il suo valente avversario Caruana. In ultima analisi, la driade Caissa ha sempre punito chi, per un motivo o per l’altro, era stato irrispettoso nei confronti del nobil giuoco. Qualche avvertimento Carlsen lo ha avuto, vedremo se ne farà buon uso o se sarà sovvertito dal destino, che in alcune occasioni è stato fatale al Campione in carica; ad esempio: nel 1910, Lasker pareggiò (+1 -1 =8) con Schlechter e nel 1921 perse il titolo contro Capablanca; nel 1954, successe la stessa cosa a Botvinnik contro Smyslov (+7 -7 =10), quest’ultimo divenne Campione tre anni dopo; nel 2012, la sorte toccò ad Anand contro Gelfand (+1 -1 =10), che mantenne il titolo solo dopo gli spareggi di gioco lampo, ma perse il Campionato del mondo due anni dopo, proprio contro Carlsen. Nel 2016, il norvegese ha mantenuto la corona contro Karjakin, vincendo solo agli spareggi di gioco lampo, dopo che, nelle partite di gioco classico, il punteggio era stato di completa parità (+1 -1 =10).
Vedremo se Caruana, probabilmente il giocatore attuale che meglio incarna l’Alechin del 1927, riferendomi sia alla sua estrema devozione agli scacchi, sia all’analisi in profondità, ma anche alla sua minuziosa preparazione nelle aperture (il tallone di Achille di Carlsen), saprà farsi valere. Il norvegese, per contro, preferisce impianti di gioco tranquilli, in cui possa esprimere la sua migliore comprensione posizionale nel mediogioco, la similitudine con Capablanca sotto questo aspetto è chiara e lampante. Difatti, Carlsen ha dalla sua un’incrollabile fiducia in se stesso, credendo di poter trasformare qualsiasi posizione in una vittoria e tantissime volte riesce in questo; perde il filo del gioco solo quando il suo avversario lo sorprende, portandolo in sentieri irti e spinosi, lontano dalla strada maestra. Dunque, vedremo se qualche Cavallo ai margini della scacchiera, un improvviso sacrificio, qualche mossa inattesa o un capovolgimento di fronte, farà vacillare il ferreo scacchista norvegese, ritenuto da molti, sia per il gioco espresso che per continuità di risultati, forse il più forte giocatore che sia mai esistito. Questa forza l’ha ribadita in più di un’occasione, anche contro Caruana, nei confronti diretti in partite di gioco classico; ad oggi (1 luglio 2018), Carlsen ha un punteggio di tutto rispetto contro l’italo-americano: +10 -5 =17; se consideriamo anche le partite di gioco lampo e rapido, il punteggio è ancora più umiliante. Per questo motivo, Caruana, nel prossimo Campionato del mondo, dovrà cercare di chiudere i conti senza giocare la lotteria degli spareggi di gioco rapido, che spero, apro una brevissima parentesi, vengano aboliti in un prossimo futuro. Trovo illogico la disputa di tutti i tornei preliminari con cadenza di gioco classico e poi la finale dell’evento più importante degli scacchi, venga decisa con partite di gioco veloce. Va bene, i tempi sono cambiati, ma esiste già un Campione del mondo di scacchi lampo e uno rapido, per cui non comprendo il nesso…
Negli ultimi due anni, Caruana è migliorato tantissimo dal punto di vista psicologico, soprattutto in fasi cruciali delle partite vicine al controllo del tempo, dove prima, in più di un’occasione, aveva dato segni di cedimento. Oltretutto, Fabiano dopo la strabiliante vittoria nel torneo dei Candidati, ha vinto il Grenke Chess Classic (+4 =5), sopravanzando Carlsen, giunto 2° ad un punto di distacco (+2 =7); in Norvegia ha vinto un altro supertorneo (+3 -1 =4), con mezzo punto di vantaggio su Carlsen, in questo caso il secondo posto del nordico è stato, in parte, reso meno amaro dalla vittoria nello scontro diretto. Insomma, se son rose fioriranno e la semina mi pare stia cominciando a dare i suoi frutti.
“Centinaia di partite vengono giocate ogni giorno in tutto il mondo”, ha dichiarato Caruana al tempo della sua clamorosa vittoria nella Sinquefield Cup, a Saint Louis, nel 2014, “e molte di queste sono importanti. Sono tutte disponibili online, ma devi avere il tempo per guardarle tutte. E devi analizzarle, trovare nuove linee di gioco, continuare a cercare nuove idee da usare contro specifici avversari”. Questa completa dedizione per lo studio, per il duro lavoro, per migliorare i propri punti deboli e trovare quelli degli avversari, come a suo tempo aveva Alechin, ha sempre accompagnato il nostro Fabiano fin da quando era piccolo, con un solo obiettivo in mente, proclamato senza remore in qualche intervista, in più di un’occasione: diventare un giorno Campione del mondo. Ed io glielo auguro con tutto il cuore, perché se lo meriterebbe davvero. Che sia nel 2018, nel 2020 o 2022, prima o poi sono certo si avvererà il suo sogno; e se prima erano le sfide dei due “K” (Kasparov e Karpov) ad animare le nostre uggiose giornate novembrine, sono dell’idea che la protagonista dei prossimi anni sarà la lettera “C”. Mi auguro perciò di scrivere il tuo nome, con il titolo di Campione del mondo, nell’albo d’oro del mio libro. In bocca al lupo, amico mio!

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